mercoledì 22 aprile 2015

"Della perfezione imperfetta" - #Bernini #Scultura #Pittura #Borghese #Arte #Galleria #Art #GalleriaBorghese #Roma #Rome #Amore #Sacro #Profano #Maria #Madonna #Correggio #Dossi #Opera #Armonia #Imperturbabile #Critica #Lettura #Cultura #Psicologia #PsicoAnalisi #Altro #Osservatore #Occhio #Sintesi #Rappresentazione #Prospettiva #BiDimensionale #TriDimensionale #Visione #Angolo #Scorcio #Luce #Immagine #Dettaglio #Particolare #Tutto #Profondità #Estraneo #Estraneità #Potenza #Forza #Sguardo #Carne #Pulsione #Vita #Esistenza #Materia #Linea #Tavola #Cultura #Spigariol



Ho sempre amato la pittura e snobbato la scultura. La pittura è rassicurante nella sua bidimensionalità. Me la godevo dalle pagine dei libri e dei manuali; non è emotivamente impegnativa, per me. Ti ci poni di fronte, che sia una riproduzione o l’opera nella sua originalità. Riuscivo a mantenermi estranea, il mio essere altro dal soggetto rappresentato. Il mio essere fuori. Osservatore inosservato, che osserva senza essere visto. Una bellezza discreta, non invasiva, non pervasiva.
Non ho mai amato la scultura. Me ne tenevo a debita distanza, forse perché avvertivo qualcosa che generava in me un effetto perturbante. Di fronte ai Bernini di Galleria Borghese ho smesso di opporre resistenza; eppure non era la prima volta che li vedevo. Tanti anni fa, giovane studentessa, li attraversai senza esserne conquistata. Non esitai a soffermarmi sull’amato Correggio. E la Circe di Dossi, ammaliante di colori e turbante, e la beatitudine dell’Amor sacro e Amor profano; e la Madonna dei palafrenieri con Maria e il Bambino che schiacciano sincroni il serpente. 






Ricordavo nei minimi dettagli tutti i dipinti della Borghese; non i gruppi dell’artista napoletano. Ci sono voluti decenni di vita sofferta, e una sensibilità rinata, e forse il coraggio di infrangere la coazione a ripetere degli anni giovanili. Mi sono messa a nudo di fronte a Bernini. Per la prima volta non ho ceduto al timore della tridimensionalità. Mi hanno vinto la sua potenza, la sua forza e la molteplicità degli sguardi. Giravo intorno e scoprivo che non esiste un punto di osservazione privilegiato. Tutto è armonia. Tutto è mutevole, differente. Tutto si compone in sintesi. Mille scorci e girare in tondo fino a entrare nell’opera, farne parte. Non più spettatore imperturbabile, ma un cambio di prospettiva esistenziale, una rottura di faglia.



La scultura mi ha infuso vita, mi ha aperto all’Altro. Mi ha tolto la presunzione dell’unico punto di vista, quello autoreferenziale. Mi ha costretta alla pluralità e all’esercizio della pazienza. Non il colpo d’occhio che assorbe repentinamente il tutto, ma la capacità di cogliere ogni particolare e fondere le visioni, gli angoli e gli scorci. Di dare senso alla frammentazione. Di godere del cambio di luce, di sfondo, di prospettiva. Di bearsi ossessivamente del dettaglio da ogni punto. Di ritornare al tutto. Sono entrata nella profondità con Bernini; nella carne e nella pulsione di vita. Non mi sentivo più linea e tavola e tela; materia viva, ora. Non più specchio o porta. Non più una dimensione da immaginare e sentire.




Lì c’è tutto. La lacrima di Proserpina e le mani di Plutone che affondano nelle sue carni come cera. Le unghie di Dafne che si fanno radice. I calzari di Apollo. La corda della fionda di David. Bernini conosceva bene le statue classiche; le restaurava. Conosceva la perfezione del mondo greco e più ancora ellenistico. Non l’ha spaventato, quella perfezione, l’ha assimilata. L’ha fatta sua, per poi andare oltre. Per andare oltre l’idealità e arrivare col suo naturalismo tragico alla perfezione imperfetta.
Alessia Spigariol 


1 commento:

  1. Ciao Stefano,la stessa impressione sul Bernini.anno 2012 blog: il silenzio lo spiega. un piacere condiviso

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